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Segesta è arroccata sul Monte Barbaro, a
circa 400 metri sul livello del mare. Secondo la tradizione, il nome deriva dalla
ninfa Egesta che aveva dato, secondo la leggenda, ospitalità
ad Enea durante le sue peregrinazioni.
Egesta o Segesta fu uno dei principali
centri del popolo elimo e divenne anche il più potente.
La città fu fondata presumibilmente tra il
XII e il XI secolo a.C.
Della sua storia fanno parte le continue
lotte con la nemica Selinunte per i confini segnati dal fiume
Mazaro. Per questo ricorse all'aiuto di Cartagine, con cui si
alleò nel VI secolo; poi, dopo la battaglia di Himera nel 480
a. C., si affiancò ad Atene. Nello scopo di liberarsi
dell'eterna rivale, la spedizione, condotta da Alcibiade, si
concluse con una disfatta.
Nel 409 a.C. si scatenò una nuova guerra e, questa volta, i
segestani chiesero aiuto ai cartaginesi che, al comando di
Annibale, assediarono e distrussero Selinunte.
Fu assediata da Dionigi di Siracusa e poi, sconfitti i
cartaginesi, fu presa da Timoleonte e successivamente da
Agatocle. Per liberarsi dai Greci si unì a Pirro, ma
quando quest'ultimo si ritirò, la città cadde nuovamente
nelle mani di Cartagine. Ritrovò il suo splendore con i romani, ma
nell'alto Medioevo, dopo la distruzione e il saccheggio dei
Vandali, Segesta scomparve definitivamente dalla scena.
Oggi dell’antica città rimane poco o
nulla; solo da pochi anni, attraverso un'importante campagna
di scavi, sono stati portati alla luce cospicui resti
dell'antica città. Ai lati opposti del monte Barbaro sono
invece conservati in modo straordinario due
"cattedrali": il grandioso tempio dorico ed il
teatro greco. Il tempio è posto sull'altura occidentale
del monte e si presenta in perfette condizioni. Venne
innalzato nella metà del V secolo a. C., all'epoca delle
aspre contese con Selinunte, sui resti di una precedente
costruzione. E' composto da una base di gradini sui
quali si innalzano trentasei colonne, di circa dieci metri,
che sorreggono la trabeazione (di circa tre metri e mezzo) e i
due frontoni, regalando uno spettacolo unico e grandioso. Si
presenta però incompiuto e non si sa il perché: le colonne
non furono scanalate e non vi sono tracce di copertura.
Sull'estremità orientale, sulla cima più
alta del monte, vi è il meraviglioso teatro greco. Risale
alla seconda metà del II secolo a. C., poteva contenere circa
4.000 spettatori. La cavea, di 63 metri di diametro, è
ricavata dalle pendici della collina e conta 20 gradinate
superstiti divise in sette cunei.
E' rivolto verso nord, di fronte al Monte
Inici, in direzione del Golfo di Castellammare ed è proprio
per questa particolare posizione che si gode di un panorama
davvero suggestivo. D'estate, ogni due anni, l'Istituto
nazionale del dramma antico, in collaborazione con l'Azienda
Provinciale di Trapani, allestiscono spettacoli teatrali di
successo tratti dai grandi commediografi latini che si
alternano alle tragedie greche di Siracusa. Lo scopo
dell'iniziativa è quella di rendere il teatro "scena
millenaria per i classici del mondo".
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