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SANT'ALBERTO |
Il 7 agosto si celebra la festa in onore del patrono della
città, Sant'Alberto, festività che si celebra sin dal 1624.
Fu questo l'anno in cui Trapani si liberò dal flagello della
peste e i trapanesi vollero onorare il Santo Patrono con delle
manifestazioni. I pescatori del rione San Pietro, detto quartiere
"Casalicchio", fecero scolpire un simulacro argenteo
che ritraeva Sant'Alberto e ogni anno collocavano ritualmente
la statua nella Via Biscottai, sito in cui era apparso il
Santo a due pescatori per riferire che presto il morbo della
peste sarebbe stato sconfitto per sua intercessione.
La festa coinvolgeva i trapanesi che addobbavano di luci e
bandiere la strada n fondo alla quale era collocata la bella
statua di Sant'Alberto.
Per la celebrazione, diciamo, ufficiale, si ricorreva ad
un'altra statua argentea che conteneva la testa del santo e
che viene conservata nella Basilica dell'Annunziata. Anche
questa ricorrenza ha le sue origini nel 1624. In quel tempo il
Senato decise, insieme ai Padri Carmelitani, di trasportare
annualmente la statua-reliquario nella Chiesa del Carmine
cosicchè si costruisse una nuova cappella in onore del Santo
Patrono.
Pertanto il 6 agosto di ogni anno si portava in processione
la statua dall'Annunziata fino in città. Fino al 1833 il
Senato andava incontro al Santo in carrozza per rendere un
omaggio floreale e partecipava asi vespri pontificali che si
tenevano nella Chiesa di Sant'Alberto.
Il 7 agosto, giorno della festa, veniva celebrata la messa
solenne presso la Chiesa Madre reggente e poi si partecipava
alla processione per le vie della città.
Anche per celebrare Sant'Alberto venivano sparati i giochi
d'artificio, e precisamente in Corso Vittorio Emanuele,
davanti al Palazzo Senatorio o Cavarretta. Qui veniva montato
un palchetto per la banda musicale e davanti veniva collocata,
l'allora detta, "macchina", che accoglieva la statua
del Santo Patrono.
La "macchina" era un corpo archettonico in legno
rivestito e decorato con figure di cartapesta. Era pitturata
con vari colori e filettature d'oro e d'argento; due angeli
sostenevano le armi reali e ai lati della macchina stavano
quattro statue indorate e due puttini. Dentro un grande arco
vi era dipinta la città: nella pate di sotto vi erano
ritratte tre righe di mare di corallo e nella parte
sovrastante un carro d'oro tirato da quattro cavalli. Sul
carro vi era dipinto Sant'Alberto accompagnato da angeli,
puttini e serafini.
Ideatori della "macchina" furono gli artisti del
tempo, tra cui gli architetti Giuseppe La Bruna e Giovanni
Amico, gli scultori Mario Ciotta e Giuseppe Tartaglia e il
pittore Domenico La Bruna.
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