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IL SALE E LE SALINE DI TRAPANI


Trapani, tra le varie zone salinare italiane occupa una posizione di riguardo, non a caso, infatti, è stata denominata la "città del sale".
L'estrazione del sale deve risalire ad epoche antiche e benché non ci sono testimonianze certe sulla nascita delle saline, non é da escludere che già al tempo dei Fenici esistesse un'industria del sale, poiché essi già commerciavano questo prodotto che nel passato rivestiva una grande importanza.
Attenendoci alla storia, si iniziano ad aversi notizie certe sulle saline trapanesi intorno al XII sec. durante le dominazioni degli aragonesi.
In questo periodo abbondano, infatti, le concessioni riguardanti le saline: segno questo che il sale rappresentava un'importante fonte di guadagno.
Gli enormi traffici commerciali del passato uniti alla mancanza di concorrenza diedero un notevole impulso all'industria salinara, tant'è che il sale di Trapani fu apprezzato in tutta Europa.
Ben presto però iniziarono ad affacciarsi sul mercato nuovi concorrenti che fecero diminuire notevolmente l'esportazione del sale.
Lo sviluppo delle saline fu dovuto alle particolari condizioni favorevoli dell'ambiente: la costa bassa che si estendeva da Trapani sino a Capo Lilibeo (oggi Marsala), il clima particolarmente arido nel periodo estivo con temperature superiori ai 30°C. e la mancanza di precipitazioni.
A questo va aggiunta l'importanza del vento che, oltre a permettere una più rapida evaporazione, fornisce l'energia necessaria ad azionare i mulini.
Una volta se ne contavano circa 45, oggi si sono ridotte di numero a causa della costruzione del porto e della ferrovia, che ne ha richiesto il prosciugamento.
L'impianto salino è formato da una serie di vasche comunicanti di forma più o meno regolare. L'acqua del mare viene immessa in un grande bacino, vasca fredda, in esso l'acqua è a bassa intensità e di colore scuro. Quando, grazie al vento e al sole, aumenta la densità, si fa defluire in una serie di vasche più piccole e meno profonde per ottenere una maggiore superficie di evaporazione: sono queste le vasche dette di acqua cruda o retrocalde.
Raggiunta una maggiore concentrazione, le acque passano nelle vasche di coltivazione, dette vasche calde o di acqua fatta. Da queste vanno in una quarta serie di vasche, dette caselle messaggere o ruffiane. Dalle caselle messaggere si passa alle vasche di cristallizzazione, dette appunto caselle salanti. Queste sono allineate presso gli argini per facilitare il prelievo del sale e la successiva accumulazione. Ruolo preminente nella produzione del sale hanno i mulini a vento che, azionando le "spire di Archimede", permettono all'acqua di raggiungere le vasche terminali dove avverrà il processo di cristallizzazione e la successiva raccolta del sale allo stato grezzo.
Questo sistema e' stato ormai abbandonato, poiche' oggi si adoperano le pompe, ma i Mulini restano comunque una parte del paesaggio trapanese.
Una volta raccolto, il sale viene lasciato essiccare accumulato in "montarozzi" ricoperti di tegole e da lì portato nelle industrie dove avverrà la lavorazione e l'impacchettazione per essere poi immesso sul mercato.
Esiste, in Contrada Nubia, a circa 5 Km da Trapani, l'area della Salina Culcasi dove tuttora ha sede il Museo delle Saline. E' sistemato in dei locali attigui a un vecchio mulino restaurato, considerato l'elemento più significativo della cultura salinara.
Il museo conserva antichi attrezzi di lavoro dei salinari, testimoniando un'attività manuale ora sempre più affiancata da moderni mezzi tecnologici.

 

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