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MOTHIA

Comune: Marsala

Via Garibaldi,45
Tel.0923-993111

Abitanti: 80.600

Territorio: 258,50 km/q

C.A.P.: 91025

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Mothia o Mozia è un piccolo miracolo naturale e archeologico.
Una leggenda narra che Ercole, derubato dei suoi armenti, chiese aiuto ad una donna di nome Motya, la quale gli indicò la grotta in cui avrebbe ritrovato i suoi animali. Per gratitudine l'eroe decise allora di fondare una città in suo onore, dandole il suo nome, Mothia.
Fondata nel VIII secolo a. C., l'isola fa parte di un piccolo arcipelago (Isole dello Stagnone) insieme all'Isola Longa, S. Maria e della Schola, antistante la costa che va da Trapani a Marsala.
La zona circostante, di particolare bellezza, rientra in un contesto caratteristico in quanto i bassi fondali e la costa pianeggiante hanno favorito lo sviluppo delle saline, da sempre importantissima risorsa per questa parte di territorio.
Le sue origini risalgono, appunto, al VIII a. C., quando un gruppo di fenici provenienti da Tiro fondarono una colonia in quest’isoletta, chiamandola Mothia, che in lingua semitica significa "filanda".
Sull’isola, infatti, i fenici producevano manufatti tessili tinti con la porpora dei molluschi, unici nel loro genere, e fu dal commercio di questi che la città divenne florida e rinomata in tutto il Mediterraneo.
La sua economia si basava anche sul commercio e sulla produzione di vasellame. Era un importante base navale e per questo era stato costruito un "kothon", ovvero un bacino di carenaggio per la riparazione delle navi, unico ritrovato nel Mediterraneo occidentale.
La città era adornata da eleganti case e palazzi. Dell'abitato si sono ritrovate due case e, una di esse, aveva i pavimenti adornati da stupendi mosaici con ciottoli bianchi e neri, rappresentanti animali reali e fantastici.
Tra le aree più interessanti vi era il "tophet": un santuario nel cui interno si trova un campo sacro dove venivano deposti i resti dei sacrifici umani che gli abitanti offrivano alle divinità fenicie.
La vita sull’isola si svolse serenamente fino a quando non arrivarono, nel VI secolo a. C., i Greci, che insidiarono il dominio marittimo e commerciale fenicio-punico.
Per proteggersi dal pericolo, gli abitanti fortificarono l’isola con un alta cinta di mura, e chiesero protezione ai cartaginesi. Queste precauzioni però non bastarono a respingere l'offensiva portata, nel 397 a. C., da Dionigi, tiranno di Siracusa, che attaccò l’isola con 700 navi, l'innovativa arma della catapulta e più di 100.000 soldati.
Nonostante la stenuante difesa di Mozia, l’isola venne comunque incendiata e distrutta. I pochi superstiti si trasferirono sulla costa, fondando la colonia di Lilibeo, l'attuale Marsala.
Da allora l'isola venne dimenticata fino a quando un ricco mercante, che si era innamorato del posto, non acquistò l'isoletta.
Giuseppe Whitaker, questo era il suo nome, iniziò nel 1875 una campagna di scavi che lo portarono al rinvenimento l'antica base navale dei fenici.
Via via che si continuavano gli scavi si raccolsero numerosi stele, balsamari, monili, strumenti ed attrezzi della vita quotidiana, vasellame e tanti altri reperti che oggi fanno parte del Museo Whitaker, ritenuto uno dei più importanti e interessanti fra quelli che illustrano la storia della civiltà punica.
Il pezzo in assoluto più originale è la statua del Giovane di Mothia: alta 1 metro e 81, è realizzato in marmo bianco proveniente dall'Asia Minore, è di fattura greca e risale al V secolo a. C..
Il museo risulta particolarmente interessante non soltanto per i reperti catalogati e registrati, ma anche perché conserva tutto il suo fascino ottocentesco, nonostante la sua recente risistemazione.


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