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Mothia o Mozia è un piccolo miracolo
naturale e archeologico. Una leggenda narra che Ercole, derubato dei
suoi armenti, chiese aiuto ad una donna di nome Motya, la
quale gli indicò la grotta in cui avrebbe ritrovato i suoi
animali. Per gratitudine l'eroe decise allora di fondare una
città in suo onore, dandole il suo nome, Mothia. Fondata nel VIII secolo a. C., l'isola fa
parte di un piccolo arcipelago (Isole dello Stagnone) insieme
all'Isola Longa, S. Maria e della Schola, antistante la costa
che va da Trapani a Marsala. La zona circostante, di particolare
bellezza, rientra in un contesto caratteristico in quanto i
bassi fondali e la costa pianeggiante hanno favorito lo
sviluppo delle saline, da sempre importantissima risorsa per
questa parte di territorio. Le sue origini risalgono, appunto, al VIII
a. C., quando un gruppo di fenici provenienti da Tiro
fondarono una colonia in quest’isoletta, chiamandola Mothia,
che in lingua semitica significa "filanda". Sull’isola, infatti, i fenici producevano
manufatti tessili tinti con la porpora dei molluschi, unici
nel loro genere, e fu dal commercio di questi che la città
divenne florida e rinomata in tutto il Mediterraneo. La sua economia si basava anche sul
commercio e sulla produzione di vasellame. Era un importante
base navale e per questo era stato costruito un
"kothon", ovvero un bacino di carenaggio per la
riparazione delle navi, unico ritrovato nel Mediterraneo
occidentale. La città era adornata da eleganti case e
palazzi. Dell'abitato si sono ritrovate due case e, una di
esse, aveva i pavimenti adornati da stupendi mosaici con
ciottoli bianchi e neri, rappresentanti animali reali e
fantastici. Tra le aree più interessanti vi era il
"tophet": un santuario nel cui interno si trova un
campo sacro dove venivano deposti i resti dei sacrifici umani
che gli abitanti offrivano alle divinità fenicie.
La vita sull’isola si svolse serenamente fino a quando non
arrivarono, nel VI secolo a. C., i Greci, che insidiarono il
dominio marittimo e commerciale fenicio-punico. Per proteggersi dal pericolo, gli abitanti
fortificarono l’isola con un alta cinta di mura, e chiesero
protezione ai cartaginesi. Queste precauzioni però non
bastarono a respingere l'offensiva portata, nel 397 a. C., da
Dionigi, tiranno di Siracusa, che attaccò l’isola con 700
navi, l'innovativa arma della catapulta e più di 100.000
soldati. Nonostante la stenuante difesa di Mozia, l’isola
venne comunque incendiata e distrutta. I pochi superstiti si
trasferirono sulla costa, fondando la colonia di Lilibeo,
l'attuale Marsala. Da allora l'isola venne dimenticata fino a
quando un ricco mercante, che si era innamorato del posto, non
acquistò l'isoletta. Giuseppe Whitaker, questo era il suo nome,
iniziò nel 1875 una campagna di scavi che lo portarono al
rinvenimento l'antica base navale dei fenici. Via via che si continuavano gli scavi si
raccolsero numerosi stele, balsamari, monili, strumenti ed
attrezzi della vita quotidiana, vasellame e tanti altri
reperti che oggi fanno parte del Museo Whitaker, ritenuto uno
dei più importanti e interessanti fra quelli che illustrano
la storia della civiltà punica. Il pezzo in assoluto più originale è la
statua del Giovane di Mothia: alta 1 metro e 81, è realizzato
in marmo bianco proveniente dall'Asia Minore, è di fattura
greca e risale al V secolo a. C.. Il museo risulta particolarmente
interessante non soltanto per i reperti catalogati e
registrati, ma anche perché conserva tutto il suo fascino
ottocentesco, nonostante la sua recente risistemazione.
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