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ERICE |
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Comune:
Erice
Piazza Umberto I, 1 tel. 0923-860611
Abitanti:
30.780
Territorio:
47,23 km/q
C.A.P.:
91016
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Galleria
fotografica |
Sulla sommità del monte omonimo, nei pressi di Trapani, sorge Erice: la posizione e la perfetta forma triangolare hanno fatto per secoli della città un luogo assai prestigioso.
Furono certamente gli Elimi che fortificarono Erice e la resero centro religioso del loro paese che comprese un territorio esteso da Erice stessa sino a Segesta. Fra l'VIII e il V secolo a.C. fu centro della colonizzazione fenicia. Nel III secolo a.C. venne conquistata dai Cartaginesi ed il santuario che i Fenicio-Cartaginesi, buoni alleati degli Elimi, dedicarono alla loro Astarte (altro nome attribuito alla divinità ericina) fece sì che Erice divenisse centro religioso non solo del paese elimo, ma di tutti i popoli del Mediterraneo. Con i Cartaginesi il sito divenne inespugnabile: essi fortificarono la cinta muraria del versante occidentale, dal quale prima di allora si poteva accedere al centro abitato.
Nonostante brevi periodi di conquista di altri popoli, come i Siracusani di Dionisio (398-397 a.C.) e gli Ellenici di Pirro (278 a.C.), Erice tornò sempre nelle mani dei Cartaginesi. Fu soprattutto durante la prima guerra punica che Erice assunse un posto di primo piano: per diversi anni Romani e Cartaginesi si contesero la supremazia sul luogo, finché la vittoria di Lutazio Catulo sulla flotta cartaginese nel 241 a.C. segnò il passaggio del possesso nelle mani dei Romani.
Durante la dominazione romana, Erice fu poco popolata e decadde militarmente per l’egemonia dei nuovi dominatori; anche il Santuario - fin dall'antichità dedicato alla dea della fecondità identificata dai Fenici con Astarte, dai Greci con Afrodite e dai Romani detta Venere Ericina - cominciava a decadere. Sotto i bizantini la cittadina dovette perdere l’autonomia comunale, poiché il suo nome non appare mai in alcun documento dell’epoca.
Durante il periodo della dominazione normanna Erice cambia il suo nome in quello di Monte San Giuliano, mantenuto fino al 1936. Periodi prosperi per Erice furono anche quelli segnati dalle successive dominazioni sveva, angioia ed aragonese.
La costruzione della Chiesa Madre risale proprio a quest’ultimo periodo, su ordine di Federico d’Aragona che soggiornò ad Erice durante la guerra del Vespro. In questo periodo la città crebbe anche da un punto di vista economico e divenne capoluogo di un grosso comune agricolo. Essa fu teatro di scontri a causa delle lotte per la successione di Federico II di Svevia.
Nel 1407 Re Alfonso, per premiare l’attaccamento del paese alla Corona decretò che Erice non potesse vendersi né disgregarsi dal regio Demanio anche se fosse stato necessario; ma nel 1555, nonostante tale privilegio, Carlo V tentò di vendere la città giustificando tale decisione con la necessità di creare un fondo per la fortificazione delle coste battute dalle incursioni piratesche. Ma nonostante ciò il popolo riuscì a riscattarsi per mantenere i privilegi di “Terra Regia” che le erano stati recedentemente concessi. Per tale ragione il Re concesse ad Erice di fregiarsi con l’appellativo di “Excelsa civitas”. Una seconda volta la città riuscì a riscattarsi dopo che nel 1647 il governo spagnolo l’aveva venduta e come ricompensa ricevette il titolo di “Fidelissima”.
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